Ducati 1098 (YB06)
Nelle primavera 2006 erano nati i primi contatti professionali con la nota casa motoristica bolognese a seguito del lavoro di preparazione (ricampionamento e ritocco) del poster murale da esporre sui muri dello stabilimento di Borgo Panigale. A seguito di altri colloqui si sviluppò successivamente l'opportunità di collaborare anche su altri fronti quali i ricampionamenti e i fotoritocchi in genere. Nell'autunno infine si pose il problema di realizzare un libro per celebrare la presentazione sul mercato del nuovo modello di punta, la Ducati 1098. Il dottor Peroni ci illustrò quindi quelle che erano le linee guida ispiratrici del progetto editoriale e si procedette ad un primo giro di scatti per affinare la reciproca conoscenza.
Questo perchè la fase di comunicazione dell'idea tra committente e fotografo e' un momento delicato e richiede una forte capacità di creare un linguaggio comune.


Su questo si è lavorato alacremente con tutto l'ufficio grafico Ducati e i risultati dopo 3 mesi di lavoro sono stati davvero entusiasmanti per tutti. Si aggiunga che questo tipo di lavoro sulla comunicazione è un valore aggiunto che rimane nel tempo e continua a dare i suoi frutti anche dopo il termine del singolo progetto. È insomma qualcosa a cui difficilmente si dovrebbe rinunciare.
Il committente richiedeva una fotografia fortemente emozionale, che legasse il metallo dei particolari meccanici al cuore e la passione che contraddistingue i prodotti del marchio Ducati da decine di anni. Si trattava in sostanza di dare un anima a particolari in metallo come il forcellone monobraccio, la pinza monoblocco del freno anteriore o il telaio, che di per sè, una volta decontestualizzati dal prodotto finito tendono a diventare rapidamente solo "ferro e bulloni". Dopo qualche giornata di studio delle illuminazioni si è optato per una lavorazione in low key, con un pesante uso del controluce e delle ombre chiuse.
L'intenzione dietro questa scelta era di lasciare che la fantasia colmasse i vuoti proposti dal buio e che la luce disegnasse figure quasi mitologiche sui componenti. Così il forcellone è stato illuminato per ricondurlo ad una forma quasi preistorica e per le valvole si è scelta una stilizzazione quasi astratta lavorando su una sola fonte di luce pochissimo diffusa.




La ripresa probabilmente più impegnativa è stata quella del telaio. Per quanto ci si voglia sforzare, un telaio rimane sempre un traliccio di tubi... e quindi trovare una soluzione espressiva non è stato immediato.


Per i cerchi Marchesini invece si è cercato l'effetto sulla geometria e l'inevitabile richiamo al ragno, enfatizzato dal'uso di un grandangolo spinto che piegasse prospetticamente le linee già curve.


Non tutto è stato scattato in location. Effettuare alcuni scatti in studio ha permesso di illuminare in modo più tradizionale le riprese di insieme, utilizzando un bank di grandi dimensioni, fornendo al committente, grazie al dorso digitale, un file già pronto per il grande formato richiesta dalla pubblicazione di ben 60 per 30 centimetri. In sostanza la scelta di scattare alcune immagini con il banco ottico è nata principalmente da problemi di dimensioni della stampa finale. Viceversa tutte la altre immagini non destinate alla doppia pagina sono state realizzate con reflex digitale Canon per sveltire i tempi di scatto, talvolta ridotti a meno di un ora e sul posto, per esigenze tecniche del committente. La misura richiesta per le immagini, ben oltre gli 8 mpx della 20D è stata poi ottenuta grazie alle nostre tecniche di ricampionamento.


Oltre al lavoro di ripresa still life effettuato sulle parti meccaniche, sono state effettuati anche due servizi di reportage presso gli stabilimenti della Magneti Marelli, responsabile della fornitura del corpo farfallato di nuova ideazione e presso le fonderie che forniscono le teste del motore. Anche in questo caso era richiesta una certa drammatizzazione che legasse quanto più possibile gli oggetti ritratti alla passione per le motociclette. La scelta è quindi caduta su un tipo di illuminazione abientale naturale per Magneti Marelli, dove il senso della tradizione e' stato poi demandato alla fase di post produzione con un sistema di elaborazione che fornisse immagini di sapore pittorico. Per la fonderia si è preferito invece acuire il senso drammatico della colate di alluminio fuso con l'uso di un flash frontale che indurisse quanto più possibile una scena già fortemente evocativa.


Le immagini sono poi state impaginate insieme a quelle degli altri fotografi che hanno partecipato al progetto per essere stampate con tecniche e carte di superba qualità.

Lo scarto cromatico tra le immagini stampate e le immagini visualizzate sul monitor e' risultato pressoche' inesistente. Questo fatto dimostra come una oculata gestione della catena del colore da parte di tutti gli attori del processo, porta a risultati concreti e ad una drastica riduzione dei tempi di lavorazione.
Il lavoro purtroppo non e' disponibile in libreria dato che si tratta di un volume ad edizione limitata e distribuzione interna.